Il lunedì è una merda

Quando ero ragazzina il lunedì mi faceva terribilmente schifo. Mi suonava la sveglia col verso del gallo e avrei preferito sentire le trombe dell’Apocalisse. Mi alzavo con la morte addosso. Mentre facevo colazione davanti alla finestra invidiavo con cattiveria i miei cani che fissavano l’orizzonte sul prato. Facevano una vita molto più bella della mia. Quanto avrei voluto essere un cane oppure che fosse il giorno dell’Apocalisse.

Oggi il lunedì mi fa più schifo di allora. Non faccio più colazione a casa e i miei cani sono morti. Adesso invidio i parrucchieri. Maledetti, li odio. Loro non vivono questa sindrome della domenica sera in cui guardi il cuscino dello sgabello in cucina sapendo che il giorno dopo ti mancherà anche lui tanto da voler piangere con la testa appoggiata alle piastrelle del bagno dell’ufficio. I parrucchieri. Loro a quest’ora staranno dormendo, bastardi, e io sono in piedi in equilibrio precario su un treno stracarico di gente avvinta dalla vita, accanto a un tizio alto 1,90 che peserà 150 kg e che borbotta qualcosa che non riesco a capire se sia una lunga e articolata bestemmia o una preghiera.

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